Parliamo di carne sintetica

La storia, prima della carne sintetica

Prima della Seconda Guerra Mondiale, il mio bisnonno Battista – che mi piace spesso immaginare come il vero precursore di Timanzo – arrivò alla conclusione di liberare i cavalli che aveva nella stalla.

Un ragionamento dettato da notevole realismo e lucidità, a ben pensare.

In effetti, dopo l’avvento del motore a scoppio (e di conseguenza delle prime automobili), la domanda del “mezzo di trasporto a quattro zampe” crollò rapidamente e in modo molto drastico.

E i poveri cavalli finirono per essere ulteriori bocche da sfamare. Poco altro.

La storia oggi, ai tempi della carne sintetica

Ed ecco la domanda delle domande:

oggi, noi allevatori, con (quello che sembra) l’imminente arrivo della carne sintetica prodotta in laboratorio da cellule staminali, rischiamo la stessa sorte capitata al mio bisnonno e ai suoi cavalli?

Risposta breve: non credo.

E ora provo a spiegarti il perché, secondo il mio punto di vista.

Tra 50 anni esisterà ancora l’allevamento a fini nutritivi?

Sicuramente sì.

Esisterà come lo conosciamo oggi, nella maggior parte dei casi?

Probabilmente no.

Ma quindi cosa si deve pensare di questa carne sintetica?

Perché abbiamo una visione distorta della carne sintetica

Dato di fatto inconfutabile: l’attuale Governo in carica vede la carne sintetica come il male assoluto.

Per questo motivo il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida – che ha come primo obiettivo la protezione di made in Italy, contadini e allevatori italiani – l’ha bandita.

Si è ripetuto lo stesso copione che poco prima aveva portato al blocco dell’intelligenza artificiale (ChatGPT, nello specifico) in Italia.

Sostanzialmente, attraverso un provvedimento molto simpsoniano, abbiamo provato a tappare la crepa nella diga con un dito, inseguendo il consenso popolare a ogni costo.

Stop alla carne sintetica, un provvedimento miope e molto rischioso

Pochi – e non solo tra gli esponenti dell’attuale classe dirigente – hanno realmente compreso quale rischio si nasconda dietro questo provvedimento del Governo.

Oltre a non fermare il progresso e la ricerca, infatti, la decisione presa a Roma avrà come unico risultato l’accumulo di un ritardo gigantesco (vedi OGM) nella comprensione e nello sviluppo di una tecnologia che, in un futuro neanche troppo lontano, potrebbe diventare una parte non secondaria della nostra dieta quotidiana.

Così, mentre in Parlamento sono candidamente convinti di proteggere il made in Italy, in realtà gli stanno remando contro preparando il terreno per un arsenale di scuse a tutti i futuri ritardi di sviluppo del Paese, con annessi piagnistei sull’arretratezza dell’Italia rispetto al resto d’Europa.

La carne sintetica come sfida per migliorare tutta l’attuale filiera dell’allevamento

Sono un allevatore, desidero metterlo bene in chiaro.

Ma come posso/iamo negare che la carne, per come viene prodotta oggi, ha dimostrato di avere molte inefficienze che soltanto i più virtuosi stanno davvero affrontando e risolvendo?

Ci sono sfide decisive all’orizzonte:

  • benessere animale
  • inquinamento
  • sovradosaggio di antibiotici responsabili dell’antibiotico-resistenza
  • uso di ormoni (vedi produzione americana) e non solo
  • consumo del suolo

Tutti noi “attori” della filiera dell’allevamento abbiamo l’ambizione (e la missione) di migliorare l’impatto del nostro lavoro.

In questo senso la concorrenza della carne sintetica ci aiuterà a migliorare sempre di più, avvalorando l’aspetto nutrizionale e l’unicità del nostro prodotto

(prodotto che – è bene ricordarlo – è presente nella dieta dell’essere umano da decine di migliaia di anni).

Stiamo dimostrando di poterlo fare.

I nostri geni sono programmati per inseguire il profumo di carne cotta (e cruda), ma il nostro cervello dovrà essere educato a cercare carne proveniente da allevamenti virtuosi, nei quali il benessere dell’animale e la sostenibilità ambientale dovranno per forza di cose essere in cima alla scala gerarchica dei valori.

Cosa succederà in futuro?

Con tutta probabilità, mangeremo un po’ meno carne ma di qualità sempre maggiore, imparando a valorizzare l’animale in ogni sua parte.

E soprattutto: visiteremo i luoghi in cui il cibo che mangiamo viene prodotto.

Forse ci sarà qualche laboratorio, ma continueremo a preferirgli l’aria aperta e la natura.

That’s it.

Ci risentiamo presto su queste frequenze.

-Filippo
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